Scritti su “Margini – Situazioni Potenzialmente Contaminate”

40 come 18 – Vent’anni di Suoni Stralunati
31 Maggio 2016

Scritti su “Margini – Situazioni Potenzialmente Contaminate”

Margini

Situazioni Potenzialmente Contaminate
 
“Abituati alle Gocce del Mare” Qualcuno lo scrisse tempo fa, oggi più che mai questa frase torna di attualità: guerre, ideologiche e non, cibi-spazzatura, scarti collerici, apostasie, rifiuti umani. Sono le nostre gocce del mare. Ci siamo abituati, dobbiamo conviverci, purtroppo. I Margini sono sempre presenti, anche quando, apparentemente non li vedi. Sono i tuoi contorni, le tue certezze (poche), le tue paure (molte). Con le sue opere, sorte da materiali di scarto, Ivo Stelluti, eclettico artista per l’Ambiente, ci riporta ciò che noi gettiamo nei cassonetti. Come una monade, ci richiama alla riflessione, al nostro Essere diabolicamente consumisti. Nei suoi lavori e nelle sue perfomance, la sostanza scompare per lasciare il posto ad una nuova vita effimera, ma vera.
Dr. Matteo P.
“Margini” indica innanzitutto un territorio, un luogo de-centrato, lontano dal centro, vicino ai confini. In tedesco “Confine” si traduce con “Grenze”. Un termine aspro per definire un concetto sempre più obsoleto. Questa esposizione è una sorta di Taverna Atlantica, un luogo di passaggio, dove si parlano tutti i linguaggi e nessuno, dove il serbo-croato si mescola al turco, al norvegese e allo spagnolo, unificando in un esperanto di forme e colori, di fatto, tutta l’Europa. Le cose, i materiali sono anonimi, in un senso letterale: perdono progressivamente i nomi, e le funzioni normalmente individuate dall’occhio abituato al sapere catodico, per trasformarsi in neo-oggetti, in neo-emozioni. Siamo popolazioni sempre più addestrate all’astrazione dei simboli “funzionali”, come un cartello stradale o le etichette dei maglioni. Riappropriamoci della semiotica emozionale: una linea orizzontale su un foglio da disegno, può benissimo essere un orizzonte. Una via di fuga. L’artista espone in queste opere il suo modo personalissimo di trasformare, fisicamente e metafisicamente, oggetti poveri, “marginali”  appunto, in beni emozionali, dal valore inestimabile.
Paolo S.